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Esercizio di testo sperimentale polisemico: il bagno rotto

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Il bagno del bar è sempre rotto.
C’è il cartello scritto a mano: “SCARICO GUASTO. NON INSISTERE
Qualcuno insiste lo stesso.
L’acqua gira piano, fa un rumore, poi si ferma.


Qualcuno bestemmia. Qualcuno dà la colpa al gestore.
Qualcuno dice che in questo paese le cose non funzionano mai.
Fuori, al bancone, si parla forte.
“È tutto un magna magna.”
“Ci vorrebbe uno con le palle.”
“Qui ognuno pensa per sé.”
Intanto il pavimento si bagna.

Qualcuno evita la pozzanghera.
Qualcuno ci passa sopra.
Qualcuno guarda e fa finta di niente.


Il cartello resta lì.
NON INSISTERE
Ogni tanto qualcuno lo legge ad alta voce, ride,
e tira lo sciacquone un’altra volta.
L’acqua sale.

 


 

Questo è un brano sperimentale che ho scritto come esempio di testo polisemico. I più grandi scrittori di tutti i tempi avevano più piani di lettura. Apparentemente è scena banale.

Un bagno rotto. Un cartello scritto a mano. Gente che insiste. Acqua che sale. Se ti sei fermato lì, va benissimo. Perché è il primo livello e strutturalmente deve funzionare da solo. Deve essere vero anche se non c’è altro. È solo un bagno sporco e persone che si comportano male.

Ma adesso rileggiamolo.

Il secondo livello: comportamento umano

C’è un limite dichiarato: “Non insistere.” Il limite è chiaro. È scritto. È visibile. Eppure qualcuno insiste. Questo è il secondo livello: il comportamento umano. Sappiamo leggere le regole. Sappiamo capire le conseguenze. Ma spesso agiamo come se non ci riguardassero. E quando qualcosa si rompe, la responsabilità è sempre di qualcun altro: il gestore, il paese, “il sistema”.

Il terzo livello: spazio condiviso

Quel bagno non è solo un bagno. È uno spazio condiviso. È qualcosa che appartiene a tutti. E proprio perché è di tutti, diventa di nessuno. Ognuno pensa: “Non sarà il mio sciacquone a fare la differenza.” Ma l’acqua sale per somma di piccoli gesti ripetuti.

Intanto, fuori, si parla forte. Si commenta, si critica, si invoca qualcuno “con le palle”. È il rumore del dibattito pubblico: grande indignazione, piccole azioni quotidiane che vanno nella direzione opposta.

Il quarto livello: riflessione personale

E poi c’è un altro livello ancora. “Non insistere.” Quante volte nella vita abbiamo letto quel cartello invisibile? In una relazione che non funziona più. In una scelta che sappiamo essere sbagliata. In un’abitudine che ci danneggia. Lo sappiamo. Ma insistiamo. Tiriamo ancora lo sciacquone. E poi ci stupiamo se l’acqua sale.

Un testo polisemico funziona così: non cambia le parole. Cambia la profondità dello sguardo. Se lo vedi di fretta, è una scena greve. Se lo attraversi con attenzione, diventa comportamento, società, politica, responsabilità personale.

La forza non sta nel simbolo nascosto. Sta nel fatto che ogni livello è vero contemporaneamente. Non si tratta di ambiguità, si tratta di più piani di lettura.

Domanda finale

Il bagno esiste davvero. E allo stesso tempo non è solo un bagno. E forse la domanda finale non è: “Perché il bagno è rotto?”.

Ma: “Chi continua a tirare lo sciacquone?”

E soprattutto: io, quante volte insisto quando il cartello è già chiaro?

 

 

Spoiler!

Ci sono altri 6 piani di lettura:

  • 5) Livello antropologico (cultura del limite)
  • 6) Livello economico (tragedia dei beni comuni)
  • 7) Livello epistemologico (negazione dell’evidenza)
  • 8) Livello linguistico (inefficacia della parola)
  • 9) Livello sistemico (effetti cumulativi)
  • 10) Livello tragico (auto-danneggiamento collettivo)