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La nave dei Feaci: mito, tecnologia e volontà

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L'Odissea di Omero è piena di eroi, dei e avventure incredibili. Tra queste, la nave dei Feaci si distingue per la sua straordinarietà, capace di farci riflettere su mito, tecnologia e immaginazione. I Feaci erano un popolo marittimo che abitava la terra di Scheria. Il loro re era Alcinoo, e la figlia Nausica, bellissima, era destinata a Ulisse secondo il mito.

Nel 8° Canto dell'Odissea, Omero ci descrive la loro nave:

“Però che timonieri non hanno le navi Feaci,
non han timone, come le navi degli altri: esse stesse
le navi, dei nocchieri comprendon la mente e il volere:
di tutte quante le genti conoscono i fertili campi
e le città: traversan, di nebbia e caligine avvolte,
velocemente, la vasta voragin del mare; e timore
non c’è, che possan dànno patire, che vadan perdute.”

Si tratta di navi praticamente autonome. Oggi potremmo immaginarle come veicoli con intelligenza artificiale, mappe precaricate di tutte le città e GPS integrato.

Si muovevano con il pensiero, anticipando la volontà di chi le guidava.

La propulsione?

Niente remi, niente vele. Forse un’elica, oppure una propulsione magneto-idrodinamica come la nave sperimentale giapponese Yamato-1, o come i progetti americani con campi magnetici da 20 Tesla.

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La volontà come motore della nave

Se la nave segue il pensiero del comandante, chi sta davvero guidando chi? È l’uomo che muove la nave, o la nave che amplifica l’uomo? Possiamo leggere questo episodio come simbolo della volontà incarnata: non una forza astratta, ma un’azione concreta che trasforma la realtà.

Omero ci suggerisce che la capacità di agire dipende più dalla mente che dagli strumenti. La nave diventa un’estensione del pensiero, una metafora della relazione tra intenzione e azione.

Sul piano psicologico, il mito ci avverte: la volontà può condurre alla grandezza, ma va guidata con saggezza. La pietrificazione finale delle navi da parte di Poseidone è un monito: ogni strumento potente, se mal utilizzato, può avere conseguenze irreversibili.

 

Come si innesta nell'Odissea?

L'Odissea parla dell'uomo e dell'archetipo di uomo; cioè parla di ognuno di noi. Il viaggio di Ulisse è un percorso di ritorno verso la propria identità. Come Ulisse, entriamo in terre sconosciute e ricostruiamo la nostra identità tornando, ogni volta, a ciò che conta davvero. Ulisse non vince mai per forza, vince perché pensa. L’Odissea è la celebrazione dell’intelligenza come strumento per affrontare l’incertezza:

  • Polifemo è la forza bruta senza riflessione.
  • Circe è l’attrazione verso ciò che ci fa dimenticare chi siamo.
  • Le Sirene rappresentano il fascino delle idee illusorie, dei soldi facili.
  • Scilla e Cariddi incarnano la difficoltà che richiede il sacrificio.
  • E i Feaci?

La nave dei Feaci è la sintesi del percorso psicologico di Ulisse:

  • All’inizio del poema l’eroe è spinto dagli eventi.
  • Nel mezzo, affronta le parti oscure della sua interiorità.
  • Alla fine, quando la sua volontà è sopravvissuta alle prove, gli viene dato un mezzo che obbedisce solo alla mente: la nave dei Feaci.

La nave è il prolungamento della sua psiche; dove pensa, va. Il viaggio esteriore in mare è sincronizzato con il viaggio interiore della sua volontà. La nave dei Feaci rappresenta ciò che accade quando la volontà è pienamente allineata con l’identità. La pietrificazione ci racconta che l’equilibrio perfetto tra volontà e realtà è momentaneo. Cioè la volontà deve continuamente essere rinnovata. La morale che ci da Omerò è “Quando sai chi sei, il mondo si muove con te”.

Dalla leggenda al reale: Ischia e la nave pietrificata

La terra dei Feaci è probabilmente un luogo di fantasia, ma alcuni studiosi, come Philippe Champault nel 1906, hanno ipotizzato un collegamento con i Fenici e con l’isola di Ischia.

La leggenda locale vuole che a largo di Forio una roccia a circa 60 metri dalla riva sia la nave dei Feaci pietrificata da Poseidone.

Ovviamente si tratta di mito, ma con un po’ di fantasia possiamo ancora immaginare l’ultima nave di Ulisse.

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Un approccio epico all’indipendenza di Ischia

Qualche settimana fa un utente sui social, Vincenzo, mi ha chiesto come rendere Ischia una repubblica indipendente senza soldi. Ma è impossibile! 

4 fasi:

  1. Nel 13° libro dell’Odissea, Ulisse viene riportato a Itaca dalla nave dei Feaci. Poseidone pietrifica per vendetta i Feaci al ritorno al largo di Ischia. Scava al centro della nave di pietrta e recupera l’oro di Troia.
  2. Con l’oro, rendi Ischia opulenta e segui il tutorial del laser orbitale.
  3. Dichiara l’indipendenza.
  4. Vai alla Casa Bianca e regala a Trump un bancale di Piedirosso Per’ ’e Palummo in cambio del supporto internazionale.

Un piano epico e iperbolico, perfettamente in linea con lo spirito della leggenda.

Come ci ricorda Platone:

“Nulla di grande entra nella vita dei mortali senza una dose di follia.”

E forse, aggiungerei, un po’ di oro di Troia, volontà incrollabile e la magia delle navi che si muovono con il pensiero.

 

 

 

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