(La scena si apre in un vasto atrio del palazzo imperiale. Seneca è seduto, assorto nei suoi pensieri. Nerone entra, con fare deciso ma inquieto.)
Nerone: (con impazienza)
Seneca! Non comprendo perché continui a parlare di moderazione. Il mondo è nelle mie mani, i popoli si piegano al mio volere. Dovrei forse trattenermi, quando potrei dominare ogni cosa?
Seneca: (calmo, con voce profonda)
Imperatore, il potere è un'arma a doppio taglio. È facile credere di possedere il mondo, ma difficilmente ci si accorge di esserne posseduti.
Nerone: (con aria di sfida)
Posseduti? Io sono padrone! Ogni desiderio, ogni pensiero può essere realtà. Perché dovrei rinunciare a ciò che posso ottenere?
Seneca:
Perché la libertà vera non risiede nel possesso, ma nella capacità di dominarci. Un uomo che non sa governare se stesso è schiavo delle sue passioni.
Nerone: (irritato, camminando nervosamente)
E cosa mi suggerisci, allora? Che io abbandoni la mia natura? Che io viva come un saggio rinchiuso tra i libri, mentre l'impero mi chiama a decidere?
Seneca:
Non ti chiedo di abbandonare la tua natura, ma di elevarla. Governare un impero è come governare la propria anima: se lasci che siano le passioni a condurre, presto ti troverai in balia del caos.
Nerone: (pausa, più riflessivo)
E tu credi che sia davvero possibile? Padroneggiare tutto questo… (indica l’ambiente circostante) …e anche me stesso?
Seneca: (con tono fermo, ma compassionevole)
Il primo impero da conquistare è dentro di te. Un uomo saggio può essere più potente di un re, perché il suo potere è incorruttibile. La gloria che deriva dall'esteriorità svanisce, ma la virtù, Nerone… quella resta eterna.
Nerone: (infastidito ma colpito)
Parli sempre di virtù, come se fosse l’unica strada possibile. Ma la gente non si muove per virtù, Seneca, si muove per paura, per ambizione.
Seneca:
È vero, la paura e l'ambizione governano molti cuori. Ma chi costruisce il proprio regno su queste fondamenta, troverà che sono sabbia. La virtù, invece, è roccia. Solo su di essa si può costruire qualcosa che duri oltre la vita.
Nerone: (meditabondo, più calmo)
E se non fossi capace di seguire la virtù? Se il potere fosse troppo grande per essere temperato?
Seneca:
Non esiste un potere troppo grande, ma esistono cuori troppo deboli per sostenerlo. La virtù non richiede grandezza, Nerone. Richiede forza interiore. E quella può essere coltivata, anche da un imperatore.
Nerone: (silenzioso, guarda Seneca con uno sguardo incerto)
E tu… come fai a non cedere mai?
Seneca: (sorridendo, con un tono leggero ma profondo)
Io cado, Nerone, come tutti gli uomini. Ma cerco di rialzarmi ogni volta. La virtù non è perfezione, è uno sforzo continuo, una scelta di ogni giorno.
Nerone: (dopo una lunga pausa, con un sorriso amaro)
Sarà… Ma il mondo non aspetta. E forse, a volte, nemmeno io posso permettermi di aspettare.
Seneca:
È il tempo che decide molte cose, Nerone. Ma l’unica cosa su cui possiamo decidere noi… è come vivere il tempo che ci è concesso.
(Nerone esce lentamente, lasciando Seneca solo nel silenzio del palazzo.)
