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Angelo Rizzo

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Armi termobariche

Volendo schematizzare, possiamo immaginare un cilindro carico di combustibile liquido accoppiato a due cariche esplosive.

La prima carica serve a rompere il cilindro e liberare il combustibile sotto forma di aerosol, ossia una nube di goccioline di combustibile che si diffonde nell'ambiente circostante miscelandosi con l'ossigeno presente nell'aria. La seconda carica serve a far detonare questa nube di aria-combustibile, generando una potentissima onda d'urto. E' lo stesso identico fenomeno che può verificarsi all'interno di un mulino o di una segheria: se la farina o la segatura si disperdono in aria basta una scintilla per causare esplosioni catastrofiche. In ambito bellico chiaramente si utilizzano altre tipologie di combustibile, come l'ossido di etilene o l'ossido di propilene, oltre a polveri di alluminio e magnesio per amplificare il processo di combustione. Le temperature raggiunte dai gas di combustione sono talmente elevate che di conseguenza tali gas si espandono a pressioni elevatissime. L'onda d'urto si propaga solitamente a velocità supersoniche, con il risultato che chi si trova in prossimità dell'esplosione viene vaporizzato, mentre qualsiasi struttura subisce danni gravissimi. Si ringrazia il Dott. Luigi Rescigno per il supporto scientifico


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