Il 16 febbraio 2026 sono stato invitato all'Università di Salerno (UNISA) per parlare di costruzione di comunità digitali e di strategia di divulgazione. Quello che segue è il testo del mio intervento.
Il perché: come è nata la community
Nel 2020 ho capito che la comunità reale, quella fisica, si stava disgregando. C'era una necessità di aprirsi a un altro tipo di comunità. Durante la pandemia, non era possibile vedersi con le persone, e quindi ho pensato che fosse il momento di costruire una comunità con altri mezzi — gli unici disponibili in quel momento. Ho iniziato a farmi una domanda: cosa può unire delle persone?
Qual è il "seme" che si può piantare per far nascere interesse, per attrarre le persone magneticamente e superare quella massa critica necessaria ad autosostenere una comunità nel tempo?
La risposta è stata: le domande e le risposte (Q&A).
La strategia di engagement: il formato domanda/risposta
La domanda posta all'interno di una comunità è un elemento potentissimo: può essere di unione o di dibattito. Quando poni una domanda in uno spazio condiviso, le altre persone hanno la possibilità di dare ognuna la propria opinione. La mia idea, che ho ancora oggi, è che io rispondo come iniziatore del dibattito, ma poi la conversazione viene continuata nei commenti e nelle interazioni che le piattaforme mettono a disposizione.
Nel corso degli anni ho sperimentato anche altri format. Ad esempio, nel 2021 ho lanciato il format degli "esami": facevo domande su una specifica materia (ho coperto circa 50 materie) e le persone dovevano registrare un "duetto" (cioè un video collegato al video principale in cui, negli spazi in cui io non parlavo, loro fornivano le risposte). Ho tenuto altri format nel cassetto, ma il format domanda/risposta rimane quello in cui mi diverto di più.
La sociologia della community digitale: l'anonimato come vantaggio
La community online è ovviamente diversa dalla comunità fisica. La comunità fisica è molto più forte come legame, non c'è dubbio. Però la comunità digitale ha vantaggi specifici che vale la pena esplorare.
Uno di questi vantaggi è l'anonimato. A volte le persone riescono a dire cose che non direbbero mai in faccia, perché dall'altra parte non sanno chi c'è. Possono raccontare un proprio vissuto, una propria storia, senza la paura di venire identificate. E questo le porta a esporsi in maniera paradossalmente più libera e più autentica.
Questo emerge chiaramente nelle risposte alle domande: in ogni risposta c'è un vissuto personale. C'è una forte connotazione della storia della persona in tutto lo sviluppo del pensiero che poi porta alla risposta. E vale anche per le domande stesse, in ogni domanda c'è un vissuto. (E lo dico sapendo bene che le domande sono molto più difficili delle risposte. Spoiler.)
Data mining umano: le domande come dato sociologico
Ho il privilegio di ricevere centinaia di migliaia di domande. Ne ho catalogate alcune, poi a un certo punto ho smesso, ma rimangono per me un dato sociologico straordinariamente interessante: rivelano effettivamente cosa vogliono le persone.
Negli ultimi anni ho iniziato a chiedere, tramite una piattaforma di crowdfunding, un contributo simbolico per rispondere ad alcune domande. Questo mi ha dato una certezza in più: le persone che pagavano erano particolarmente interessate a quelle domande, ed erano disposte a impegnarsi anche economicamente per ottenerle. Posso quindi affermare con sicurezza di avere una conoscenza reale di quello che la mia community vuole davvero, quali sono i desideri nascosti, i sogni reconditi. Ed è anche una finestra affascinante su quella che è la nostra società.
C'è poi un fenomeno interessante: molte domande presuppongono già una risposta, sono "telecomandate". La prima cosa che faccio quando leggo una domanda è cercare di capire il motivo che l'ha generata, il processo mentale che c'è dietro. Solo dopo mi industrio a costruire la risposta.
La tecnica dei contenuti: la divulgazione polisemica
Nel corso degli anni ho cercato di strutturare quello che chiamo divulgazione polisemica. Quando produco uno script , e lo faccio in pochi minuti, cerco di stratificare più significati contemporaneamente.
C'è la parte più semplice, il "fattarello", la notizia o il fatto in sé. E poi ci aggiungo connotazioni di tipo divulgativo, storico, artistico, filosofico. Ci aggiungo una componente ispirazionale.
Su YouTube, le linee guida della piattaforma indicano che i video dovrebbero avere tre importanti componenti , e io di solito cerco di metterle tutte insieme nello stesso contenuto:
- Informare — educazione e divulgazione
- Ispirare — visione, metodo, strategia
- Intrattenere — il divertimento è necessario per rendere il contenuto fruibile
Nei miei contenuti cerco di fare queste tre cose contemporaneamente: divulgare, ispirare dando un cammino di metodo e di visione, e divertire. Senza intrattenimento, il contenuto non viene consumato.
Questo è il dietro le quinte di come struturo una risposta, e, in definitiva, di come si costruisce una community digitale sostenibile nel tempo.
Guarda il video integrale dell'intervento all'Università di Salerno: Come Costruire Comunità Digitali Sostenibili | UNISA 2026
